L’intervento del Presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi

Anche quest’anno la presentazione dell’Annata agraria è per Cia Romagna l’occasione di fare il punto sui temi che interessano il comparto agricolo, evidenzia il presidente Danilo Misirocchi, a partire dalla tutela dell’ambiente. “L’ondata ambientalista che sta giustamente attraversando il mondo rischia però di fare passare informazioni sbagliate, in particolare sul settore agricolo. Vogliamo evitare la contrapposizione fra biologico e integrato (dal 2014 la definizione di “convenzionale” non esiste più) e contrastare il messaggio sbagliato che l’agricoltura avveleni il mondo”.

Altro tema è quello della manodopera, sempre più difficile da reperire. “Un annoso problema: abbiamo i costi della manodopera più alti d’Europa, che ci mettono in svantaggio competitivo rispetto agli altri paesi (su tutti la Spagna) e si sommano agli altri svantaggi (come i costi energetici o il peso della burocrazia). Siamo stanchi di sentir parlare di caporalato. I controlli sono numerosissimi e le situazioni irregolari, che esistono in tutti i settori economici, riguardano alcune aziende. Non si può criminalizzare un intero settore”.

L’agricoltura deve fare poi i conti con un mercato in evoluzione. “Sta cambiando nelle dinamiche e nelle regole: oggi domanda/offerta non valgono più, a fronte di produzioni scarse spesso non si registrano prezzi adeguati a recuperare i costi. Dipende soprattutto da uno strapotere della grande distribuzione organizzata: le aste al doppio ribasso ci stanno strozzando, la frutticoltura in particolare rischia di sparire dal nostro territorio, con conseguenze anche ambientali”.

Ancora, il presidente ha citato i problemi rappresentati dalla cimice asiatica e dalla fauna selvatica, su cui Cia è impegnata in prima linea. “Sui selvatici abbiamo fatto lavoro importante come organizzazione per la modifica della legge 157, ormai obsoleta. Bisogna passare dalla tutela al controllo”.

“C’è solo un modo per uscirne – conclude Misirocchi – : investire innovando. Lo stiamo facendo, ma solo con le nostre forze non ce la facciamo. Servono interventi normativi che riconoscano il valore economico, di indotto, sociale e territoriale che il settore rappresenta”.

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